Da Parigi a Roma, Raspoutine, il club conosciuto in tutto il mondo per la sua clientela stellare, sbarca finalmente in Italia. Nell’anno del sessantesimo anniversario, lo storico locale francese si è regalato una succursale esclusiva a Roma. Si tratta della prima sede fuori dai confini parigini a due passi da piazza del Popolo e dalle lussuose vie dello shopping romano.  È a marzo che Raspoutine ha inaugurato, nel centro storico della capitale, al piano inferiore del prestigioso Palazzo Dama, hotel di lusso a cinque stelle ideato dall’architetto Antonio Girardi sul Lungotevere Arnaldo da Brescia.Raspoutine RomaRaspoutine Roma

Il successo del cabaret russo

Nel capoluogo francese, il cabaret in stile russo nacque nel 1965 dalla sua fondatrice Hélène Martini, “l’imperatrice della notte”, in rue de Bassano nel cuore degli Champs-Elysees. L’intento era quello di dare alla capitale francese il locale che le mancava. A Raspoutine si sono esibiti colossi della chanson francaise come Edith Piaf, Aga Khan, Serge Gainsbourg e Marlene Dietrich. In tempi più recenti, a Parigi, il locale ha ospitato celebrità internazionali del calibro di Madonna, Karl Lagerfeld, Kanye West e il premio oscar Leonardo DiCaprio.Raspoutine RomaRaspoutine Roma

Il club “memership only”

Dalla villa ottocentesca, in pochi minuti, quelli che occorrono per scendere la scalinata interna, ci si ritrova in una grande festa anni Venti. Luci soffuse, preziosi velluti rossi e cristalli, con un forte richiamo allo stile russo. Ed è tra grandi matrioske e applique di cristallo con paralumi che ricordano le cupole russe, che il Raspoutine di Roma è diventato un ritrovo esclusivo delle notti capitoline. È qui che la purezza del maestoso palazzo nobiliare si mescola alla trasgressione dell’esclusivo locale “memership only”.  Eleganza, ricercatezza e musica di qualità. Questi gli ingredienti che in poco tempo, hanno reso il night club al piano inferiore di Palazzo Dama una delle discoteche più in voga della capitale.Raspoutine RomaRaspoutine RomaRaspoutine Roma

 

 

Emiliano Belmonte
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