Michele Reschini è un pittore originario delle Marche che fa della pittura, come usa dire, il suo hobby; in questa intervista ci parla della sua passione per pennelli e tavolozze nata ai tempi delle elementari in cui comincia a mostrare le capacità nel disegnare, tanto che anche i suoi compagni di classe se ne accorgono…

1. Com’è nata la sua passione per la pittura?

Sin dai tempi della scuola elementare ho iniziato a nutrire un interesse per il disegno; ricordo in particolare che disegnavo bozze e schizzi sul mio quadernino. Man mano crescendo ho preso più pratica, più confidenza, tant’è che ricordo ancora oggi, divertito, come i miei compagni di classe mi chiedessero di fare per loro i disegni per i compiti in classe; episodi questi che mi facevano capire come ci sapessi fare con l’arte. In seguito ho iniziato a creare veri e propri soggetti, che di volta in volta mi passavano per la testa oppure commissionati dai clienti.

Mio interesse per il disegno, e per la pittura in particolare, che è poi cresciuto con l’età fino a diventare oggi una sorta di secondo lavoro o, come mi piace definirlo, un hobby; non è la mia principale occupazione perché, al giorno d’oggi, specialmente in questo periodo pandemico, di arte non si può sopravvivere.

2. Qual è il suo stile e la sua tecnica di pittura?

Principalmente il mio è lo stile astratto con la tecnica dell’acrilico fluido che è molto dinamica ed in cui prevale l’uso dell’acqua e del colore; acrilico fluido che si basa sul miscelare i colori con diversi medium per renderli parecchio fluidi. Gli effetti delle sfumature visibili nelle mie opere derivano da un processo di “gesticolazione” con l’aria; in concreto si effettua spostando la tela oppure, come faccio spesso, usando l’asciugacapelli o anche tramite la bocca grazie a delle apposite cannucce create da me stesso.

Una tecnica questa che all’inizio può sembrare un po’ banale, ma che poi in realtà, e ci tengo a sottolinearlo, dà l’opportunità di spaziare moltissimo creando degli effetti veramente molto molto belli.

La tela esposta presso “Lato Mare” a Milano

3. Ha un artista a cui si è ispirato?

Da bambino la mia prima ispirazione sono stati i cartoni animati; ricordo poi come fossi interessato all’anatomia, alla morfologia umana, all’aspetto fisico, sia dell’uomo che della donna, e in generale alla muscolatura. Interessi questi che mantengo anche ora rappresentando, però più a livello personale, figure maschili o femminile.

4. Ora si ispira a qualcuno in particolare?

Ultimamente, per effetto delle quarantene, ho avuto più tempo per cercare on line artisti da cui prendere spunto ed in particolar modo ho individuato una ragazza olandese, Rinske Dom, che pratica la mia stessa tecnica. Da lei ho preso, per così dire, la base andandola poi a trasformare in un modo di fare mio, diverso dal suo. Infatti, uso dire come la scelta dei colori sia più introspettiva in quanto dipende dal periodo personale, ma non solo, che si sta vivendo; per esempio, in un momento particolarmente felice i colori saranno più limpidi o accesi; mentre in periodi, un po’ meno positivi, il quadro avrà una tonalità più scura. Ci tengo a dire come queste differenze di colorazioni siano per me il bello dell’arte la quale dà così la possibilità di esprimere cosa si ha dentro di sé.

5. Dove espone le sue opere?

Essendo per me la pittura un hobby non ho una vera e propria location espositiva, ma uso lasciare alcune mie tele in diversi locali, tra cui Lato Mare a Milano; la maggior parte delle mie opere le tengo nel mio laboratorio di Civitanova Marche dove vivo.

6. La pittura per lei cosa significa?

Fondamentalmente è una valvola di sfogo, mi rende molto più tranquillo; quando pitturo sento di avere un equilibrio interiore come non mai rispetto ad altre situazioni. Riesco ad essere me stesso al 100% esprimendo sulla tela tutto quello che ho dentro. Pitturare per me significa essere felice perché la felicità la si ottiene solamente quando si sta bene con se stessi.

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Cesare Tamborini

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