Grazie alla straordinaria conoscenza delle proprietà erboristiche di Teodoro Negro nasce la ricetta dell’originale Amaro Toccasana a base di 37 erbe – tra cui Achillea Moscata, Anice Verde, Basilico, Melissa e Menta Piperita – principalmente piemontesi, raccolte in montagna e nelle Langhe; una sapienza antica tuttora custodita da Casa Toso, dove oggi lavora il diretto discendente di Teodoro Negro, suo nipote Valter Porro.

L’Amaro Toccasana si presta ad aprire e a chiudere i momenti di convivialità a tavola: con l’infusione delle sue 37 erbe, è l’amaro di Alba tradizionalmente apprezzato a fine pasto per le sue proprietà digestive, servito liscio o caldo con una scorzetta di limone. Intensamente aromatico ed equilibrato al gusto, alterna calde sensazioni a un piacevole retrogusto amarognolo; con il suo modesto contenuto alcolico, solo 21 gradi, rivela una moderna attitudine al bere miscelato, arricchendo con le sue note amaricante anche i cocktails più classici.

Ed oggi, ancora di più, è il momento giusto per degustarlo visto che ha da poco festeggiato i suoi primi 50 anni. Una storia, quella del Toccasana, che affonda le radici nel territorio astigiano, dove da sempre è diffuso il sapere delle erbe e della farmacopea casalinga. Teodoro Negro, appassionato di erbe, inizia a studiarle, raccogliendole e catalogandole minuziosamente, fino ad aprire una propria erboristeria. Con l’obiettivo di approfondire la conoscenza terapeutica, frequenta prima il monastero dei Padri Scolopi di Carcare, per poi diplomarsi, e fu tra i primi in Italia, in erboristeria all’Università di Pavia nel 1940.

Tornato a casa, cominciò a elaborare il suo Toccasana: nasce così, nel 1970, il liquore d’erbe all’interno di un opificio specializzato, costruito in un locale adiacente alla storica erboristeria.

I segreti del Toccasana e di tutti i prodotti enologici della Cantina fondata dalla famiglia più di cento anni fa sono custoditi nel Museo Enologico Toso, a Cossano Belbo, nel cuore delle Langhe; qui si trovano non solo segreti, ma anche le fatiche della Cantina che dal 1910 e da quattro generazioni si dedica all’arte enologica con sempre particolare attenzione alla sperimentazione e alla ricerca di nuove sfide.

Il museo, nato nel 2001, è quindi una ricca raccolta di oggetti e attrezzature che vengono dal passato, selezionate e catalogate dalla famiglia Toso per presentarle e raccontarle al pubblico contemporaneo.

Con i suoi strumenti e la sua documentazione scritta, il Museo Enologico Toso è una sintesi tra la storia aziendale e la tradizione enologica del territorio, la testimonianza concreta di quella “cultura materiale” che è passata attraverso l’interpretazione della materia prima, la conoscenza dei processi produttivi e la certezza degli obiettivi finali. Oggi, che i robot e l’informatizzazione sono entrati a pieno titolo anche nel ciclo di lavorazione della cantina, è fondamentale continuare a ricordare le fatiche sostenute, in un passato non poi così lontano, dalle generazioni precedenti: è da quell’impegno costante e quotidiano che è iniziato il progresso di oggi.