Maccarese è una di quelle località poco conosciute dalle masse, ma non per questo non interessante da visitare grazie ad attrazioni quali il castello e le aziende vinicole; in particolare qui vi è, alimentando la tradizione nella ristorazione, Santa Lucia che, sintetizzando, la si può definire come un luogo di ristorazione, ospitalità, orto, relax e conoscenza del territorio. Uno spazio, e non una semplice attività, in cui protagonista è la vocazione agricola e naturale di una zona e di un territorio che risulta, come dicevamo in apertura, ancora in parte sconosciuto “al grande pubblico” come si usa dire .

Questa idea di nome Santa Lucia nasce dalla mente, rimanendo in tema di territorio, di Raffaello Coletta, imprenditore laziale nato e cresciuto in questa zona ed appassionato anche della Maremma (suo lo stabilimento Controvento di Fregene). Ed è così che alcuni anni fa, sette per la precisione, decide di investire nella rigenerazione di un antico ovile con la mission però di mantenere gli aspetti originari tra tutti il colore rosso, tipico delle abitazioni del borgo.

La vocazione agricola di cui sopra è esaltata dall’orto che si sta allestendo all’interno dell’edificio che permetterà al ristorante di autoprodurre e sostenersi (prevista anche la vendita diretta al pubblico), grazie alla coltivazione, rigorosamente biologica, di un ettaro di superficie. Al momento vengono prodotti anche liquori, marmellate e distillati per mano dell’Azienda Agricola Tenuta Terra dell’Agro che è sempre della medesima proprietà del ristorante Santa Lucia il quale sorge al piano terra dell’edificio; qui la cucina si fonda su due concetti fondamentali: da una parte i piatti dell’orto e dall’altra le carni in varie declinazioni (crude in purezza, carpacci, marinati, tartare e secondi). Cucina “da agriturismo” dove non può mancare la pasta fatta in casa, i dolci, i biscotti e le pietanze stagionali fino ad arrivare ai vini con una carta che privilegia le etichette laziali, senza disdegnare qualche incursione da altre zone d’Italia.

Passando dal palato agli altri sensi vediamo, nel vero senso del termine, che l’edificio, che ha un’architettura raffinata, è dotato di una zona solarium e di una piscina con acqua salata; all’interno poi del corpo centrale vi sono, oltre al ristorante, le stanze (otto in totale e di varie superfici). Dicevamo dell’architettura del progetto, in cui c’è la mano di Coletta il quale ha disegnato i mobili poi prodotti da artigiani locali, che è stata affidata all’architetta Sarah Lollini la quale spiega che “La struttura è stata immaginata a lungo prima della realizzazione” e che “È il frutto dell’amicizia e della collaborazione tra due persone nate in questo luogo, che hanno sognato, prima di tutto, un’atmosfera: quella di un luogo di ritiro essenziale, che potesse offrire in un’unica esperienza la ricchezza paesaggistica, culinaria e culturale del Litorale romano. L’armonia con la natura ha un ruolo centrale. Per questo ogni oggetto, ogni scorcio, ogni varietà vegetale racconta il nostro legame con questo luogo”.

Luogo inteso in senso lato che, come detto, rappresenta il punto cardine di tutto ed infatti è eloquente quanto afferma Alice Petocchi, la direttrice della struttura: “Ci piaceva che entrando la domanda fosse: dove sono? Provando a cambiare l’idea che molti, romani in primis, hanno di Maccarese. Da sempre ‘il posto vicino a Fregene‘ e non un territorio da conoscere. Io sono di qui, il mio primo lavoro in assoluto è stato il litorale durante la stagione estiva. Veniamo da una vita da stagionali, per questo vogliamo che questa sia una realtà presente sempre”.

Territorio valore assoluto, imprescindibile che verrà valorizzato anche attraverso attività volte alla sua scoperta, dal mare alla campagna: dalle passeggiate a cavallo alle degustazioni di vino, senza tralasciare un immancabile viaggio a Roma prima di far ritorno in quella Maccarese capace di disconnetterci dai ritmi della grande città per (ri)connetterci con il territorio.

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Cesare Tamborini

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