8 luglio 1986. Oggi come allora, una pagina bianca da riempire. Era la cronaca di un convegno sul calcio mercato nel settore giovanile, e com’è “giusto” che sia, ho sbagliato l’impostazione dell’articolo: la notizia l’ho messa alle ultime righe invece che all’inizio, e il titolo – diciamolo – era piuttosto moscio. Ma era la primissima esperienza, non sapevo praticamente nulla del mondo del giornalismo. Era il tuffo in un mare che non conoscevo.
Oggi quell’articolo lo scriverei in maniera totalmente diversa, ma con una cosa identica: l’entusiasmo. Perché questo mestiere non è un semplice lavoro. E’ una missione, è una droga, è servizio e potere al contempo. Tutto passa: sindaci, onorevoli, persino Papi. Ma tu no, tu resti e scrivi, finché il buon Dio non decide di farti accomodare da qualche altra parte. E allora quella pagina bianca non spaventa, eccita; resta una mappa tutta ancora da scrivere, da delineare, tratteggiare giorno dopo giorno.
Sarà per questo che sono un fan di Star Trek, con l’obiettivo di esplorare nuovi mondi fino ad arrivare là dove nessuno è mai giunto prima. E sarà per questo che sono anche un appassionato di storia, perché per me il passato altro non è che il ricordo del presente di qualcun altro. Dal quale attingere informazioni.

E il presente lo viviamo, come giornalisti, più di chiunque. Seguiamo le cose nel momento in cui accadono, le andiamo a vedere, le raccontiamo, le svisceriamo. Nessun’altra professione – se hai passione – ti dà nel tempo un ventaglio di conoscenze così ampio.
Spesso racconto di una giornata particolare: la mattina in mezzo ai campi insieme a contadini che mi facevano vedere orme di lupi e di daini, le coltivazioni devastate dai mammiferi che amano mangiare i ciuffi delle carote; il pomeriggio sul tetto di un edificio con un ingegnere che mi spiegava come fosse organizzato il più grande impianto fotovoltaico del centro Italia; la sera ad una cena di gala, tra onorevoli e alti prelati. E la mattina dopo appuntamento con una famiglia delle case popolari che non sapeva più dove andare… Potrei continuare un elenco lunghissimo di situazioni belle e brutte, persone belle e brutte… ma non serve. Il concetto è chiaro: questo mestiere di permette di Vivere, con la V maiuscola.
E – se ne sei capace – di fare del bene, soprattutto a chi non ha voce. Che non significa risolvere sempre ogni problema, ma restare ad ascoltare chi ha qualcosa da dire: una storia, un problema, un dramma, una speranza. E fare da cassa di risonanza, da megafono. Questo era ed è per me il giornalismo.
Con una piccola differenza: se una volta al giornalista era richiesto di dare notizie, oggi le notizie arrivano sul web alla velocità della luce, e non sono quasi mai i giornalisti a darle. Dunque? Dunque oggi al giornalista è dato il compito di dare risposte alle mille domande che ogni notizia porta con sé. E scavare, documentarsi, trovare le carte che il cittadino normale non ha tempo di andare a cercare.
Ho attraversato redazioni locali e nazionali, quotidiani cartacei e on line, settimanali e mensili, radio e tv. E sono passati 40 anni. Ognuno di noi ha la propria pagina bianca da riempire, è la vita. Io ancora oggi ne ho addirittura una ogni giorno diversa, e ringrazio Dio per avermi dato questo privilegio; e quello – nota polemica finale – di saper scrivere anche senza l’aiuto dell’Intelligenza artificiale.

