Baunov: Trump gestisce la crisi ucraina, ma le leve su Putin sono poche e complesse.

analisi di baunov sulla crisi ucraina e il rapporto tra trump e putin: sfide e mancanza di fiducia nel contesto geopolitico attuale
"Trump affronta la crisi ucraina con leve limitate su Putin, analisi di Baunov." "Trump affronta la crisi ucraina con leve limitate su Putin, analisi di Baunov."
Trump affronta la crisi ucraina nel 2025, ma le opzioni per influenzare Putin rimangono limitate e complicate

Il 12 marzo 2025, Alexander Baunov, ex diplomatico russo e attuale ricercatore presso il Carnegie Eurasia Center di Berlino, ha rilasciato un’intervista all’Adnkronos in cui analizza la complessa situazione attuale tra Stati Uniti e Russia, con particolare attenzione alla crisi ucraina. Secondo Baunov, la gestione della crisi è più nelle mani di Donald Trump che di Vladimir Putin, ma il presidente americano si trova ad affrontare una sfida significativa: ha a disposizione molte meno leve per esercitare pressione su Mosca rispetto a quelle utilizzate per convincere Volodymyr Zelensky a raggiungere un accordo.

Dopo i recenti colloqui di Gedda, che hanno portato a una tregua di 30 giorni accettata da Kiev, Baunov sottolinea che, nonostante le aspettative, Putin non si fida completamente di Trump. “Quando si supera ogni aspettativa, non puoi credere ai tuoi occhi”, afferma l’autore del libro “La fine del regime”. Questo scetticismo è radicato nell’esperienza passata di Putin con il presidente americano, che durante il suo primo mandato aveva fatto promesse che non si erano tradotte in azioni concrete.

La complessità della situazione

Baunov mette in evidenza che, sebbene il segretario di Stato americano Marco Rubio affermi che la palla sia nelle mani di Putin, in realtà la responsabilità ricade sugli americani. Trump, secondo Baunov, ha scelto la via più semplice, quella di esercitare pressioni su Zelensky attraverso la minaccia di sospendere aiuti e condivisioni di intelligence. Tuttavia, ora si trova nella posizione di dover affrontare Putin, un compito che si presenta decisamente più arduo.

Kiev ha già fatto la sua parte, e ora tutti gli occhi sono puntati sulla reazione di Mosca. Tuttavia, Baunov avverte che prima che una delegazione americana possa recarsi a Mosca, non ci sono obblighi formali da parte russa di rispondere immediatamente. Molti si aspettano una reazione rapida, ma per i russi potrebbe essere difficile farlo in tempi brevi.

La fiducia di Putin in Trump

L’analisi di Baunov si sofferma anche sul rapporto tra Putin e Trump. “In effetti, Putin non si fida di Trump“, afferma l’esperto. La ragione principale è che il cessate il fuoco è stato concordato tra Ucraina e Stati Uniti, escludendo Putin dalle trattative. Questo rende complicato per il presidente russo accettare un accordo che è stato discusso senza la sua presenza.

Inoltre, Baunov riflette sulle aspettative che i russi avevano riposto nel ritorno di Trump alla Casa Bianca. Nonostante le preparazioni, l’esperienza del primo mandato ha lasciato un segno. Le parole dolci di Trump non sono state accompagnate da azioni altrettanto dolci, alimentando il sospetto di Putin.

Possibili scenari futuri

Baunov affronta anche il tema della possibile caduta del regime di Putin, un argomento che ha trattato nella versione italiana del suo libro, mentre ha evitato di farlo in quella russa per timore di censura. Secondo lui, un regime può cadere in tre modi, tutti applicabili alla Russia. La prima opzione è simile alla caduta della giunta dei colonnelli in Grecia, che è avvenuta a causa di calcoli errati dei militari. Baunov sottolinea che, dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia ha vissuto una situazione di stallo, che avrebbe potuto portare a eventi simili, ma non è accaduto.

La seconda possibilità riguarda una rivolta da parte di soldati e ufficiali, un fenomeno che abbiamo visto nel 2023 con Prigozhin, il capo della Wagner, che tentò una marcia su Mosca. “Mi chiedevo come fosse possibile che una colonna di diverse migliaia di militari fosse quasi arrivata nella capitale senza alcuna opposizione”, ricorda Baunov, tracciando un parallelo con la rivoluzione dei garofani in Portogallo nel 1974.

Infine, la terza opzione prevede la dissoluzione del regime, anche a causa del crescente isolamento internazionale che la Russia sta affrontando. Concludendo, Baunov offre una visione complessa e sfumata della situazione attuale, evidenziando le difficoltà che entrambi i leader devono affrontare in un contesto geopolitico in continua evoluzione.