Fiumicino, studenti e istituzioni uniti contro la violenza di genere: dall’aula consiliare parte una lezione di legalità

Il confronto con magistratura, forze dell’ordine, esperti e associazioni accende i riflettori sull’emergenza culturale. Dal Tribunale di Civitavecchia il dato che impone attenzione: circa 800 segnalazioni in tre mesi

L’aula consiliare del Comune di Fiumicino è diventata, per un giorno, molto più di un luogo istituzionale: si è trasformata in uno spazio di ascolto, confronto e formazione civile. Al centro del dibattito, la violenza di genere, affrontata non come tema astratto, ma come emergenza concreta che riguarda famiglie, scuole, comunità e istituzioni.

A rendere particolarmente significativo l’incontro è stata la partecipazione attiva degli studenti dell’Istituto d’istruzione superiore Paolo Baffi e dell’Istituto comprensivo statale Porto Romano. I ragazzi hanno seguito con attenzione, ma soprattutto hanno posto domande dirette ai relatori, chiedendo chiarimenti sulle denunce, sulle tutele per le vittime, sulle conseguenze per chi commette abusi e sul ruolo dello Stato nei casi di violenza domestica.

Un’aula consiliare trasformata in presidio educativo

Il convegno ha confermato quanto sia necessario portare il tema della violenza contro le donne dentro i luoghi della formazione e del confronto pubblico. L’aula consiliare, solitamente sede del dibattito amministrativo, ha assunto il valore simbolico di un presidio educativo, dove istituzioni e nuove generazioni si sono incontrate per ragionare insieme su legalità, rispetto e responsabilità.

Presenti gli studenti accompagnati dalle dirigenti scolastiche Marzia Canali, per l’Istituto Paolo Baffi, e Lorella Iannarelli, per l’Istituto comprensivo statale Porto Romano. Insieme a loro, associazioni, rappresentanti delle forze dell’ordine e figure istituzionali del territorio hanno contribuito a costruire un dialogo corale e partecipato.

Il dato del Tribunale di Civitavecchia: 800 segnalazioni in tre mesi

A dare la misura della gravità del fenomeno è stato l’intervento della dott.ssa Marina Mannu, Sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Civitavecchia. Rispondendo alle domande degli studenti, il magistrato ha spiegato il funzionamento del Codice Rosso e il percorso che si attiva quando arriva una segnalazione.

Il dato emerso è particolarmente significativo: nel comprensorio di competenza del Tribunale di Civitavecchia si registrano circa 800 segnalazioni in soli tre mesi. Un numero che restituisce la dimensione di un fenomeno esteso, spesso radicato dentro le dinamiche familiari e relazionali, e che richiede un lavoro costante di ascolto, verifica e protezione.

Ogni caso, è stato ricordato, deve essere valutato con rigore, senza automatismi e senza colpevolizzazioni preventive, ma con la ferma consapevolezza che la tutela delle vittime e la prevenzione del rischio devono restare priorità assolute.

Dal Codice Rosso alla legge 168 del 2023: la risposta dello Stato

Il confronto ha permesso anche di ripercorrere l’evoluzione della normativa italiana in materia di violenza di genere. Dall’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore nel 1981 fino alle più recenti disposizioni introdotte con la legge 168 del 2023, il sistema giuridico ha progressivamente rafforzato gli strumenti di tutela.

Le norme più recenti puntano a rendere più rapide le misure di protezione e a potenziare gli strumenti precautelari, affinché le situazioni di rischio possano essere intercettate prima che degenerino. Un passaggio fondamentale, soprattutto nei casi in cui la violenza si manifesta attraverso minacce, controllo, persecuzioni o abusi all’interno della famiglia.

La cultura del rispetto si costruisce prima dell’emergenza

Se il piano giudiziario è indispensabile, la prevenzione passa però anche da una profonda svolta culturale. La violenza di genere non nasce all’improvviso: spesso si alimenta in modelli relazionali distorti, nella confusione tra amore e possesso, nella normalizzazione della gelosia, nella difficoltà ad accettare la libertà dell’altro.

La psicoterapeuta e criminologa Oriana Volpicelli, membro del consiglio direttivo dell’associazione La Scuola di Atene, ha guidato gli studenti in una riflessione sui meccanismi psicologici e relazionali che possono condurre all’aggressività. Attraverso l’analisi di casi concreti, i ragazzi sono stati invitati a interrogarsi sulle radici dei comportamenti violenti e sui segnali da non sottovalutare.

Le parole contano: il rischio della narrazione che assolve

Uno degli aspetti centrali del dibattito ha riguardato il linguaggio. Il giornalista professionista Angelo Perfetti, direttore del quotidiano ilfaroonline.it, ha posto l’attenzione sul modo in cui media, televisione, musica e comunicazione pubblica raccontano la violenza contro le donne.

Espressioni come “raptus”, “follia omicida” o “pazzo d’amore” possono contribuire a ridurre la responsabilità dell’autore della violenza, facendo apparire il crimine come un gesto imprevedibile o dettato da un eccesso emotivo. In realtà, dietro molti episodi di femminicidio e violenza domestica si nascondono dinamiche di controllo, potere e sopraffazione.

Educare i giovani a riconoscere queste distorsioni significa offrire loro strumenti critici per non assorbire passivamente messaggi sbagliati e per costruire relazioni più sane.

Fiumicino, istituzioni e associazioni in rete

L’incontro è stato organizzato e coordinato dall’avvocato cassazionista Gianfranco Carluccio e ha visto la partecipazione dei rappresentanti del Comune di Fiumicino, tra cui il sindaco Mario Baccini, il presidente del consiglio comunale Roberto Severini e l’assessore ai Servizi sociali Monica Picca.

L’amministrazione comunale ha ribadito la propria attenzione al fenomeno e il ruolo dei servizi sociali nel monitoraggio delle situazioni di fragilità. Accanto alle istituzioni, hanno partecipato anche le associazioni Donne per la Sicurezza, guidata da Barbara Cerusico, il Gruppo Fratres Fiumicino Donatori Sangue, con la presidente Roberta Zoppo, e la Fondazione Anna Maria Catalano, rappresentata dal presidente Sergio Estivi.

Una rete territoriale ampia, che conferma quanto la lotta alla violenza di genere richieda un impegno condiviso: scuola, famiglie, istituzioni, associazioni, forze dell’ordine e operatori sociali devono agire insieme.

Una lezione di legalità per le nuove generazioni

Il valore più forte dell’iniziativa è stato proprio il coinvolgimento degli studenti. Le loro domande hanno dimostrato che le nuove generazioni non sono indifferenti, ma chiedono strumenti per capire, proteggersi e riconoscere la violenza nelle sue diverse forme.

L’aula consiliare di Fiumicino è diventata così un laboratorio di legalità, dove la consapevolezza ha preso il posto del silenzio e dove il dialogo ha permesso di affrontare un tema complesso senza semplificazioni.

I dati del Tribunale di Civitavecchia confermano che il fenomeno richiede attenzione continua. Ma la risposta non può essere affidata soltanto alla repressione penale. Serve una prevenzione quotidiana, capace di partire dalle scuole, dal linguaggio, dall’educazione emotiva e dal rispetto reciproco.

La violenza di genere si combatte anche così: trasformando i luoghi istituzionali in spazi di formazione, dando voce ai giovani e costruendo una cultura in cui nessuna forma di sopraffazione possa più essere considerata normale.