Tatuaggi e linfonodi: ne parliamo con il tatuatore Marco Manzo

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare del rapporto tra tatuaggi, linfonodi e sistema immunitario, a seguito di una notizia rilanciata da diverse testate e di un Reel pubblicato su Instagram dall’infettivologo Matteo Bassetti.

Nel video, Bassetti cita uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), nel quale un gruppo di ricercatori svizzeri ha analizzato il possibile legame tra tatuaggi e risposta immunitaria.

“Qual è il grado di correlazione tra chi è tatuato e sistema immunitario? (…) Nessuno dice che non bisogna più tatuarsi, ma certamente è un messaggio importante a proposito di quelli che sono gli effetti sull’immunità”.
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Per approfondire il tema, abbiamo raccolto il punto di vista di Marco Manzo, primo docente nei corsi professionali obbligatori italiani di igiene sul lavoro e tecnica del tatuaggio, nonché tra i promotori dei primi corsi sperimentali europei dedicati al settore.

Tatuaggi e sistema immunitario: il pigmento arriva davvero ai linfonodi?

Secondo Marco Manzo, è fondamentale chiarire un punto spesso presentato come una “novità”:

“È noto da tempo, e non rappresenta una scoperta recente, che il pigmento venga intercettato dai macrofagi e in parte trasportato ai linfonodi. Questo meccanismo è lo stesso che consente al tatuaggio di mantenersi nel tempo: è un processo biologico studiato e documentato da anni. Anche nei corsi professionali obbligatori viene spiegato da sempre. Oggi abbiamo semplicemente ulteriori conferme scientifiche.”

Dal punto di vista biologico, quando l’inchiostro viene inserito nel derma, entra in gioco il sistema immunitario. I macrofagi inglobano parte del pigmento: una quota resta nella pelle, un’altra può migrare verso i linfonodi.

Non si tratta quindi di un fenomeno patologico in sé, ma di un meccanismo immunitario fisiologico, coerente con il funzionamento dell’organismo.

Regolamento REACH e sicurezza dei pigmenti per tatuaggi

Un altro aspetto centrale riguarda la sicurezza degli inchiostri. In Europa è in vigore il regolamento REACH, che impone limiti estremamente stringenti sulle sostanze chimiche utilizzabili, inclusi i pigmenti per tatuaggi.

Marco Manzo sottolinea:

“Il regolamento europeo REACH impone limiti rigidissimi sui pigmenti. È nato proprio per mettere in sicurezza l’utente. I colori utilizzati legalmente in Europa sono sottoposti a controlli e certificazioni molto severi.”

Questo significa che nei centri professionali autorizzati, gli inchiostri rispettano standard chimici e sanitari elevati, ben diversi da quelli eventualmente impiegati in contesti abusivi o non controllati.

I tatuaggi rafforzano il sistema immunitario? Cosa dice la ricerca

Il dibattito non si limita alla migrazione del pigmento. Alcuni studi hanno analizzato la risposta immunitaria in soggetti tatuati.

Una ricerca pubblicata su American Journal of Human Biology (Lynn C.D. et al., 2020) ha osservato che, nelle Samoa Americane, individui con maggiore esperienza di tatuaggi mostravano una risposta immunitaria adattativa più marcata, misurata attraverso i livelli di immunoglobulina A secretoria (SIgA), rispetto a chi affrontava il primo tatuaggio.

Gli autori hanno ipotizzato un possibile meccanismo di adattamento del sistema immunitario a uno stress controllato, paragonabile a quanto avviene con l’esercizio fisico.

È importante però chiarire:

  • questo non significa che il tatuaggio “rafforzi” il sistema immunitario in senso assoluto;

  • dimostra invece che la relazione tra tatuaggi e immunità è oggetto di studio e non può essere ridotta a conclusioni semplicistiche.

La stessa comunità scientifica sottolinea la necessità di ulteriori approfondimenti prima di parlare di rischi certi o effetti sistemici definitivi.

Normativa sul tatuaggio in Italia: formazione e protocolli igienico-sanitari

Il settore del tatuaggio professionale in Italia è normato dal 1998. Esistono:

  • percorsi formativi obbligatori;

  • protocolli igienico-sanitari stringenti;

  • obbligo di consenso informato;

  • leggi regionali specifiche;

  • controlli periodici da parte delle autorità sanitarie.

Secondo Marco Manzo, il vero rischio non è rappresentato dalla pratica professionale regolamentata, ma dall’abusivismo:

“Il vero rischio è l’abusivismo, non il tatuaggio professionale. La sicurezza si trova negli studi autorizzati, dove i controlli vengono effettuati regolarmente. Per tatuarsi in sicurezza bisogna rivolgersi solo a tali studi.”

Tatuaggi e salute: informazione sì, allarmismo no

Il tema del rapporto tra tatuaggi, linfonodi e sistema immunitario merita attenzione, ma anche equilibrio.

La ricerca scientifica sta approfondendo i meccanismi biologici coinvolti, mentre la normativa europea e italiana ha già introdotto strumenti concreti per tutelare la salute dei cittadini.

Come conclude Marco Manzo:

“Siamo felici che la scienza possa offrire nuove conoscenze, poiché la tutela della salute è un interesse comune.”

Per chi desidera tatuarsi, la regola resta una: scegliere studi professionali autorizzati, informarsi correttamente e affidarsi a operatori qualificati.